sabato 29 novembre 2008
giovedì 20 novembre 2008
lunedì 17 novembre 2008
Adesione al Comitato promotore de La Sinistra in provincia di Varese
Vi proponiamo la lettura del documento “COSTRUIRE LA SINISTRA, IL TEMPO E’ ADESSO”.
Il Comitato promotore nazionale indica nel documento i contenuti e il percorso utili all’avvio di una vera e propria fase costituente il cui approdo è la nascita di un nuovo soggetto politico. Proposte e obiettivi vanno verificati nel vivo di un confronto democratico, aperto e trasparente, che veda nel ruolo di protagonisti principali tutti gli interessati al progetto.
Chiunque voglia aderire al documento ed anche impegnarsi ancora più attivamente per favorire la nascita dei comitati promotori locali può inviare una email scrivendo: ADERISCO, al seguente recapito: sinistravaresina@libero.it oppure sottoscrivere l’adesione nel corso della manifestazione “FERMIAMO LA SPIRALE DELLA PAURA”
che si svolgerà a Varese presso il Cinema Nuovo - Viale dei Mille, domenica 23 novembre ore 10.
Costruire la Sinistra: il tempo è adesso
Le ragazze e i ragazzi che in questi giorni portano la loro protesta in tutte le piazze del paese per una scuola che li aiuti a crearsi un futuro ci dicono che la speranza di un’altra Italia è possibile. Che è possibile reagire alla destra che toglie diritti e aumenta privilegi. Che è possibile rispondere all’insulto criminale che insanguina il Mezzogiorno e vuole ridurre al silenzio le coscienze più libere. Che è possibile dare dignità al lavoro, spezzando la logica dominante che oggi lo relega sempre più a profitto e mercificazione. Che è possibile affermare la libertà delle donne e vivere in un paese ove la laicità sia un principio inviolabile. Che è possibile lavorare per un mondo di pace. Che è possibile, di fronte all’offensiva razzista nei confronti dei migranti, rispondere - come fece Einstein - che l’unica razza che conosciamo è quella umana. Che è possibile attraverso una riconversione ecologica dell’economia contrastare i cambiamenti climatici, riducendone gli effetti ambientali e sociali. Che è possibile, dunque, reagire ad una politica miserabile la quale, di fronte alla drammatica questione del surriscaldamento del pianeta, cerca di bloccare le scelte dell’Europa in nome di una cieca salvaguardia di ristretti interessi.Cambiare questo paese è possibile. A patto di praticare questa speranza che oggi cresce d’intensità, di farla incontrare con una politica che sappia anche cambiare se stessa per tradurre la speranza di oggi in realtà. E’ questo il compito primario di ciò che chiamiamo sinistra.Viviamo in un paese e in un tempo che hanno bisogno di un ritrovato impegno e di una nuova sinistra, ecologista, solidale e pacifista. La cronaca quotidiana dei fatti è ormai una narrazione impietosa dell’Italia e della crisi delle politiche neoliberiste su scala mondiale. Quando la condizione sociale e materiale di tanta parte della popolazione precipita verso il rischio di togliere ogni significato alla parola futuro; quando cittadinanza, convivenza, riconoscimento dell’altro diventano valori sempre più marginali; quando le donne e gli uomini di questo paese vedono crescere la propria solitudine di fronte alle istituzioni, nei luoghi di lavoro – spesso precario, talvolta assente – come in quelli del sapere; quando tutto questo accade nessuna coscienza civile può star ferma ad aspettare. Siamo di fronte ad una crisi che segna un vero spartiacque. Crollano i dogmi del pensiero unico che hanno alimentato le forme del capitalismo di questi ultimi 20 anni. Questa crisi rende più che mai attuale il bisogno di sinistra, se essa sarà in grado di farsi portatrice di una vera alternativa di società a livello globale.E’ alla politica che tocca il compito, qui ed ora, di produrre un’idea, un progetto di società, un nuovo senso da attribuire alle nostre parole. Ed è la politica che ha il compito di dire che un’alternativa allo stato presente delle cose è necessaria ed è possibile. La destra orienta la sua pesante azione di governo – tutto è già ben chiaro in soli pochi mesi – sulla base di un’agenda che ha nell’esaltazione persino esasperata del mercato e nello smantellamento della nostra Costituzione repubblicana i capisaldi che la ispirano. Cosa saranno scuola e formazione, ambiente, sanità e welfare, livelli di reddito e qualità del lavoro, diritti di cittadinanza e autodeterminazione di donne e uomini nell’Italia di domani, quel domani che è già dietro l’angolo, quando gli effetti di questa destra ora al governo risulteranno dirompenti e colpiranno dritto al cuore le condizioni di vita, già ora così difficili, di tante donne e uomini?E’ da qui che nasce l’urgenza e lo spazio – vero, reale, possibile, crescente – di una nuova sinistra che susciti speranza e chiami all’impegno politico, che lavori ad un progetto per il paese e sappia mobilitare anche chi è deluso, distratto, distante. Una sinistra che rifiuti il rifugio identitario fine a sé stesso, la fuga dalla politica, l’affannosa ricerca dei segni del passato come nuovi feticci da agitare verso il presente. Una sinistra che assuma la sconfitta di aprile come un momento di verità, non solo di debolezza. E che dalle ragioni profonde di quella sconfitta vuole ripartire, senza ripercorrerne gli errori, le presunzioni, i limiti. Una sinistra che guardi all’Europa come luogo fondamentale del proprio agire e di costruzione di un’alternativa a questa globalizzazione. Una sinistra del lavoro capace di mostrare come la sua sistematica svalorizzazione sia parte decisiva della crisi economica e sociale che viviamo.Per far ciò pensiamo a una sinistra che riesca finalmente a mescolare i segni e i semi di più culture politiche per farne un linguaggio diverso, un diverso sguardo sulle cose di questo tempo e di questo mondo. Una politica della pace, non solo come ripudio della guerra, anche come quotidiana costruzione della cultura della non violenza e della cooperazione come alternativa alla competizione. Una sinistra dei diritti civili, delle libertà, dell’uguaglianza e delle differenze. Una sinistra che non sia più ceto politico ma luogo di partecipazione, di ricerca, di responsabilità condivise. Che sappia raccogliere la militanza civile, intellettuale e politica superando i naturali recinti dei soggetti politici tradizionali. E che si faccia carico di un'opposizione rigorosa , con l’impegno di costruire un nuovo, positivo campo di forze e di idee per il paese. La difesa del contratto nazionale di lavoro, che imprese e governo vogliono abolire per rendere più diseguali e soli i lavoratori e le lavoratrici è per noi l’immediata priorità, insieme all’affermazione del valore pubblico e universale della scuola e dell’università e alla difesa del clima che richiede una vera e propria rivoluzione ecologica nel modo di produrre e consumare.Lavorare da subito ad una fase costituente della sinistra italiana significa anche spezzare una condizione di marginalità – politica e persino democratica – e scongiurare la deriva bipartitista , avviando una riforma delle pratiche politiche novecentesche. L’obiettivo è quello di lavorare a un nuovo soggetto politico della sinistra italiana attraverso un processo che deve avere concreti elementi di novità: non la sommatoria di ceti politici ma un percorso democratico, partecipativo, inclusivo. Per operare da subito promuoviamo l’associazione politica “Per la Sinistra”, uno strumento leggero per tutti coloro che sono interessati a ridare voce, ruolo e progetto alla sinistra italiana, avviando adesioni larghe e plurali.Fin da ora si formino nei territori comitati promotori provvisori, aperti a tutti coloro che sono interessati al processo costituente , con il compito di partecipare alla realizzazione, sabato 13 dicembre, di una assemblea nazionale. Punto di partenza di un processo da sottoporre a gennaio a una consultazione di massa attorno a una carta d’intenti, un nome, un simbolo, regole condivise. Proponiamo di arrivare all'assemblea del 13 dicembre attraverso un calendario di iniziative che ci veda impegnati, già da novembre, a costruire un appuntamento nazionale sulla scuola e campagne sui temi del lavoro e dei diritti negati, dell’ambiente e contro il nucleare civile e militare e per lo sviluppo delle energie rinnovabili.Sappiamo bene che non sarà un percorso semplice né breve, che richiederà tempo, quel tempo che è il luogo vero dove si sviluppa la ricerca di altri linguaggi, la produzione di nuova cultura politica, la formazione di nuove classi dirigenti. Una sinistra che sia forza autonoma – sul piano culturale, politico, organizzativo – non può prescindere da ciò. Ma il tempo di domani è già qui ed è oggi che dobbiamo cominciare a misurarlo. Ecco perché diciamo che questo nostro incontro segna, per noi che vi abbiamo preso parte, la comune volontà di un’assunzione individuale e collettiva di responsabilità. La responsabilità di partecipare a un percorso che finalmente prende avvio e di voler contribuire ad estenderlo nelle diverse realtà del territorio, di sottoporlo ad una verifica larga, di svilupparlo lavorando sui temi più sensibili che riguardano tanta parte della popolazione e ai quali legare un progetto politico della sinistra italiana, a cominciare dalla pace, dall’equità sociale e dal lavoro, dai diritti e dall’ambiente alla laicità.Noi ci impegniamo oggi in questo cammino. A costruirlo nel tempo che sarà richiesto. A cominciare ora.Roma, 7 novembre 2008
Primi firmatari:Mario Agostinelli, Vincenzo Aita, Ritanna Armeni, Alberto Asor Rosa, Angela Azzaro, Fulvia Bandoli, Katia Belillo, Giovanni Berlinguer, Piero Bevilacqua, Jean Bilongo, Maria Luisa Boccia, Luca Bonaccorsi, Sergio Brenna, Luisa Calimani, Antonio Cantaro, Luciana Castellina, Giusto Catania, Paolo Cento, Giuseppe Chiarante, Raffaella Chiodo, Marcello Cini, Lisa Clark, Maria Rosa Cutrufelli, Pippo Delbono, Vezio De Lucia, Paolo De Nardis, Loredana De Petris, Elettra Deiana, Carlo De Sanctis, Arturo Di Corinto, Titti Di Salvo, Daniele Farina, Claudio Fava, Carlo Flamigni, Enrico Fontana, Marco Fumagalli, Luciano Gallino, Giuliano Giuliani, Umberto Guidoni, Leo Gullotta, Margherita Hack, Paolo Hutter, Francesco Indovina, Rosa Jijon, Francesca Koch, Wilma Labate, Simonetta Lombardo, Francesco Martone, Graziella Mascia, Gianni Mattioli, Danielle Mazzonis, Gennaro Migliore, Adalberto Minucci, Filippo Miraglia, Marco Montemagni, Serafino Murri, Roberto Musacchio, Pasqualina Napoletano, Paolo Naso, Diego Novelli, Alberto Olivetti, Moni Ovadia, Italo Palumbo, Giorgio Parisi, Luca Pettini, Elisabetta Piccolotti, Paolo Pietrangeli, Fernando Pignataro, Bianca Pomeranzi, Alessandro Portelli, Alì Rashid, Luca Robotti, Massimo Roccella, Stefano Ruffo, Mario Sai, Simonetta Salacone, Massimo L. Salvadori, Edoardo Salzano, Bia Sarasini, Scipione Semeraro, Patrizia Sentinelli, Massimo Serafini, Tore Serra, Giuliana Sgrena, Aldo Tortorella, Gabriele Trama, Mario Tronti, Nichi Vendola
Cordiali saluti
Il Comitato promotore nazionale indica nel documento i contenuti e il percorso utili all’avvio di una vera e propria fase costituente il cui approdo è la nascita di un nuovo soggetto politico. Proposte e obiettivi vanno verificati nel vivo di un confronto democratico, aperto e trasparente, che veda nel ruolo di protagonisti principali tutti gli interessati al progetto.
Chiunque voglia aderire al documento ed anche impegnarsi ancora più attivamente per favorire la nascita dei comitati promotori locali può inviare una email scrivendo: ADERISCO, al seguente recapito: sinistravaresina@libero.it oppure sottoscrivere l’adesione nel corso della manifestazione “FERMIAMO LA SPIRALE DELLA PAURA”
che si svolgerà a Varese presso il Cinema Nuovo - Viale dei Mille, domenica 23 novembre ore 10.
Costruire la Sinistra: il tempo è adesso
Le ragazze e i ragazzi che in questi giorni portano la loro protesta in tutte le piazze del paese per una scuola che li aiuti a crearsi un futuro ci dicono che la speranza di un’altra Italia è possibile. Che è possibile reagire alla destra che toglie diritti e aumenta privilegi. Che è possibile rispondere all’insulto criminale che insanguina il Mezzogiorno e vuole ridurre al silenzio le coscienze più libere. Che è possibile dare dignità al lavoro, spezzando la logica dominante che oggi lo relega sempre più a profitto e mercificazione. Che è possibile affermare la libertà delle donne e vivere in un paese ove la laicità sia un principio inviolabile. Che è possibile lavorare per un mondo di pace. Che è possibile, di fronte all’offensiva razzista nei confronti dei migranti, rispondere - come fece Einstein - che l’unica razza che conosciamo è quella umana. Che è possibile attraverso una riconversione ecologica dell’economia contrastare i cambiamenti climatici, riducendone gli effetti ambientali e sociali. Che è possibile, dunque, reagire ad una politica miserabile la quale, di fronte alla drammatica questione del surriscaldamento del pianeta, cerca di bloccare le scelte dell’Europa in nome di una cieca salvaguardia di ristretti interessi.Cambiare questo paese è possibile. A patto di praticare questa speranza che oggi cresce d’intensità, di farla incontrare con una politica che sappia anche cambiare se stessa per tradurre la speranza di oggi in realtà. E’ questo il compito primario di ciò che chiamiamo sinistra.Viviamo in un paese e in un tempo che hanno bisogno di un ritrovato impegno e di una nuova sinistra, ecologista, solidale e pacifista. La cronaca quotidiana dei fatti è ormai una narrazione impietosa dell’Italia e della crisi delle politiche neoliberiste su scala mondiale. Quando la condizione sociale e materiale di tanta parte della popolazione precipita verso il rischio di togliere ogni significato alla parola futuro; quando cittadinanza, convivenza, riconoscimento dell’altro diventano valori sempre più marginali; quando le donne e gli uomini di questo paese vedono crescere la propria solitudine di fronte alle istituzioni, nei luoghi di lavoro – spesso precario, talvolta assente – come in quelli del sapere; quando tutto questo accade nessuna coscienza civile può star ferma ad aspettare. Siamo di fronte ad una crisi che segna un vero spartiacque. Crollano i dogmi del pensiero unico che hanno alimentato le forme del capitalismo di questi ultimi 20 anni. Questa crisi rende più che mai attuale il bisogno di sinistra, se essa sarà in grado di farsi portatrice di una vera alternativa di società a livello globale.E’ alla politica che tocca il compito, qui ed ora, di produrre un’idea, un progetto di società, un nuovo senso da attribuire alle nostre parole. Ed è la politica che ha il compito di dire che un’alternativa allo stato presente delle cose è necessaria ed è possibile. La destra orienta la sua pesante azione di governo – tutto è già ben chiaro in soli pochi mesi – sulla base di un’agenda che ha nell’esaltazione persino esasperata del mercato e nello smantellamento della nostra Costituzione repubblicana i capisaldi che la ispirano. Cosa saranno scuola e formazione, ambiente, sanità e welfare, livelli di reddito e qualità del lavoro, diritti di cittadinanza e autodeterminazione di donne e uomini nell’Italia di domani, quel domani che è già dietro l’angolo, quando gli effetti di questa destra ora al governo risulteranno dirompenti e colpiranno dritto al cuore le condizioni di vita, già ora così difficili, di tante donne e uomini?E’ da qui che nasce l’urgenza e lo spazio – vero, reale, possibile, crescente – di una nuova sinistra che susciti speranza e chiami all’impegno politico, che lavori ad un progetto per il paese e sappia mobilitare anche chi è deluso, distratto, distante. Una sinistra che rifiuti il rifugio identitario fine a sé stesso, la fuga dalla politica, l’affannosa ricerca dei segni del passato come nuovi feticci da agitare verso il presente. Una sinistra che assuma la sconfitta di aprile come un momento di verità, non solo di debolezza. E che dalle ragioni profonde di quella sconfitta vuole ripartire, senza ripercorrerne gli errori, le presunzioni, i limiti. Una sinistra che guardi all’Europa come luogo fondamentale del proprio agire e di costruzione di un’alternativa a questa globalizzazione. Una sinistra del lavoro capace di mostrare come la sua sistematica svalorizzazione sia parte decisiva della crisi economica e sociale che viviamo.Per far ciò pensiamo a una sinistra che riesca finalmente a mescolare i segni e i semi di più culture politiche per farne un linguaggio diverso, un diverso sguardo sulle cose di questo tempo e di questo mondo. Una politica della pace, non solo come ripudio della guerra, anche come quotidiana costruzione della cultura della non violenza e della cooperazione come alternativa alla competizione. Una sinistra dei diritti civili, delle libertà, dell’uguaglianza e delle differenze. Una sinistra che non sia più ceto politico ma luogo di partecipazione, di ricerca, di responsabilità condivise. Che sappia raccogliere la militanza civile, intellettuale e politica superando i naturali recinti dei soggetti politici tradizionali. E che si faccia carico di un'opposizione rigorosa , con l’impegno di costruire un nuovo, positivo campo di forze e di idee per il paese. La difesa del contratto nazionale di lavoro, che imprese e governo vogliono abolire per rendere più diseguali e soli i lavoratori e le lavoratrici è per noi l’immediata priorità, insieme all’affermazione del valore pubblico e universale della scuola e dell’università e alla difesa del clima che richiede una vera e propria rivoluzione ecologica nel modo di produrre e consumare.Lavorare da subito ad una fase costituente della sinistra italiana significa anche spezzare una condizione di marginalità – politica e persino democratica – e scongiurare la deriva bipartitista , avviando una riforma delle pratiche politiche novecentesche. L’obiettivo è quello di lavorare a un nuovo soggetto politico della sinistra italiana attraverso un processo che deve avere concreti elementi di novità: non la sommatoria di ceti politici ma un percorso democratico, partecipativo, inclusivo. Per operare da subito promuoviamo l’associazione politica “Per la Sinistra”, uno strumento leggero per tutti coloro che sono interessati a ridare voce, ruolo e progetto alla sinistra italiana, avviando adesioni larghe e plurali.Fin da ora si formino nei territori comitati promotori provvisori, aperti a tutti coloro che sono interessati al processo costituente , con il compito di partecipare alla realizzazione, sabato 13 dicembre, di una assemblea nazionale. Punto di partenza di un processo da sottoporre a gennaio a una consultazione di massa attorno a una carta d’intenti, un nome, un simbolo, regole condivise. Proponiamo di arrivare all'assemblea del 13 dicembre attraverso un calendario di iniziative che ci veda impegnati, già da novembre, a costruire un appuntamento nazionale sulla scuola e campagne sui temi del lavoro e dei diritti negati, dell’ambiente e contro il nucleare civile e militare e per lo sviluppo delle energie rinnovabili.Sappiamo bene che non sarà un percorso semplice né breve, che richiederà tempo, quel tempo che è il luogo vero dove si sviluppa la ricerca di altri linguaggi, la produzione di nuova cultura politica, la formazione di nuove classi dirigenti. Una sinistra che sia forza autonoma – sul piano culturale, politico, organizzativo – non può prescindere da ciò. Ma il tempo di domani è già qui ed è oggi che dobbiamo cominciare a misurarlo. Ecco perché diciamo che questo nostro incontro segna, per noi che vi abbiamo preso parte, la comune volontà di un’assunzione individuale e collettiva di responsabilità. La responsabilità di partecipare a un percorso che finalmente prende avvio e di voler contribuire ad estenderlo nelle diverse realtà del territorio, di sottoporlo ad una verifica larga, di svilupparlo lavorando sui temi più sensibili che riguardano tanta parte della popolazione e ai quali legare un progetto politico della sinistra italiana, a cominciare dalla pace, dall’equità sociale e dal lavoro, dai diritti e dall’ambiente alla laicità.Noi ci impegniamo oggi in questo cammino. A costruirlo nel tempo che sarà richiesto. A cominciare ora.Roma, 7 novembre 2008
Primi firmatari:Mario Agostinelli, Vincenzo Aita, Ritanna Armeni, Alberto Asor Rosa, Angela Azzaro, Fulvia Bandoli, Katia Belillo, Giovanni Berlinguer, Piero Bevilacqua, Jean Bilongo, Maria Luisa Boccia, Luca Bonaccorsi, Sergio Brenna, Luisa Calimani, Antonio Cantaro, Luciana Castellina, Giusto Catania, Paolo Cento, Giuseppe Chiarante, Raffaella Chiodo, Marcello Cini, Lisa Clark, Maria Rosa Cutrufelli, Pippo Delbono, Vezio De Lucia, Paolo De Nardis, Loredana De Petris, Elettra Deiana, Carlo De Sanctis, Arturo Di Corinto, Titti Di Salvo, Daniele Farina, Claudio Fava, Carlo Flamigni, Enrico Fontana, Marco Fumagalli, Luciano Gallino, Giuliano Giuliani, Umberto Guidoni, Leo Gullotta, Margherita Hack, Paolo Hutter, Francesco Indovina, Rosa Jijon, Francesca Koch, Wilma Labate, Simonetta Lombardo, Francesco Martone, Graziella Mascia, Gianni Mattioli, Danielle Mazzonis, Gennaro Migliore, Adalberto Minucci, Filippo Miraglia, Marco Montemagni, Serafino Murri, Roberto Musacchio, Pasqualina Napoletano, Paolo Naso, Diego Novelli, Alberto Olivetti, Moni Ovadia, Italo Palumbo, Giorgio Parisi, Luca Pettini, Elisabetta Piccolotti, Paolo Pietrangeli, Fernando Pignataro, Bianca Pomeranzi, Alessandro Portelli, Alì Rashid, Luca Robotti, Massimo Roccella, Stefano Ruffo, Mario Sai, Simonetta Salacone, Massimo L. Salvadori, Edoardo Salzano, Bia Sarasini, Scipione Semeraro, Patrizia Sentinelli, Massimo Serafini, Tore Serra, Giuliana Sgrena, Aldo Tortorella, Gabriele Trama, Mario Tronti, Nichi Vendola
Cordiali saluti
giovedì 13 novembre 2008
A Varese nasce il Comitato per La Sinistra
Ieri sera si è tenuta una riunione a livello provinciale dove si è deciso di far nascere anche a Varese, naturalmente a livello provinciale il comitato costituente per La Sinistra.
Questo comitato vuole essere il primo passo di un percorso che porterà, io mi auguro molto presto, alla nascita del nuovo soggetto politico de La Sinistra.
Un soggetto che non nasce per dividere, ma per unire finalmente La Sinistra in Italia.
Il primo appuntamento pubblico sarà quello del 23/11/08 a Varese con Moni Ovadia.
Ora devo noscere i tavoli costituenti a livello comunale.
Il lavoro è tanto, ma abbiamo un ben preciso obiettivo.
sabato 8 novembre 2008
Incontro con Fava
Finalmente è arrivato l'incontro con Fava.
Essere dirigenti o pseudotali di Sd Varese è veramente un po' difficile.
Devo dire che organizzare la serata è stato un po' faticoso ed esistono dei reali problemi di comunicazione che hanno intralciato un po' il percorso, ma alla fine ci siamo riusciti.
La serata per i giovani dirigenti di Sd non è iniziata nel migliore dei modi infatti, per i problemi di comunicazione di cui sopra, io ed altri 4 giovincelli siamo andati a mangiarci un Kebab in centro a Varese, causa mancanza di un tavolo adatto a contenere 17 persone, mentre le vecchie guardie del movimento intrattenevano Fava a cena.
Verso le 21,00 siamo tornati al De Filippi dove siamo riusciti a scambiere due parole con Claudio Fava e così ci siamo presentati.
Questa è la storia del dietro le quinte, i fatti saliente e succosi di gossip.
La cosa importante era comunque la buona riuscita della serata e devo dire che quella ci sta tutta.
I giornalisti hanno intervistato Fava e dalle sue risposte si è capito che il progetto va avanti.
Il movimento che spero si tramuterà bene presto nel partito de La Sinistra è già in movimento ed almeno a Varese sembra avere un seguito dignitoso.
venerdì 7 novembre 2008
Apriamo gli occhi sulle banche - articolo tratto da La Provincia di Varese del 5-11-08
Io, impiegato di banca
costretto a vendere
anche i titoli a rischio»
Il racconto di un dipendente di banca dopo la bufera sui mercati
L'accusa: «Costretti a vendere certi prodotti solo per fare cassa»
como A guardarsi intorno sembra che ogni crac finanziario colpisca, un po' così, all'improvviso. Un terremoto, una bufera, una tempesta sui bilanci e sui portafogli delle famiglie e dei piccoli risparmiatori. Così è capitato per Cirio, Parmalat, per i bond Argentina, per le obbligazioni Giacomelli e via ricordando. Ora per i titoli Lehman. E sul banco degli imputati finiscono quasi sempre loro, i bancari, gli impiegati che da dietro lo sportello vengono accusati, dopo, di un diffuso analfabetismo finanziario e di una contagiosa malagestione del rapporto banca-cliente, di tenere nascoste le verità che governano i mercati finanziari, i rapporti con le banche, la scelta di un mutuo o di un fondo d'investimento. Spesso sotto accusa, forse troppo spesso, ora alzano la testa. Un'impennata di orgoglio perché si sentono a loro volta «vittime di un sistema che si sta sgretolando», che li sta «schiacciando sotto il peso di ordini e di ricatti dall'alto, sotto politiche commerciali aggressive, che utilizzano il personale in misura strumentale per raggiungere una maggior redditività estraniando il valore sociale del lavoro e della persona». Ma soprattutto che li sta dipingendo come non sono. «Credevamo che tutto fosse finito con l'Argentina, il latte e i pomodori pelati. Speravamo, che la lezione di allora potesse servire per ritrovare un codice etico smarrito e con essa la fiducia della gente nelle banche. Non è stato così. Abbiamo letto e ascoltato personaggi più o meno illustri. Purtroppo, tra queste voci ce ne sono state alcune stonate, che con un sarcasmo fuori luogo hanno chiamato sul banco degli imputati i dipendenti delle banche e non i banchieri o gli amministratori delegati che le governano». Il richiamo è diretto. A scendere in campo, questa volta è uno di loro. Un impiegato. È anche un rappresentante sindacale, e per questo «può parlare». È Dino Merio, impiegato da 30 anni, dipendente di una banca sul territorio, segretario provinciale della Fiba Cisl, uno dei sindacati di riferimento dell'intera categoria. Esce allo scoperto perché sta ricevendo ogni giorno la voce dei suoi colleghi da dietro lo sportello, stanchi di essere additati ogni giorno come i responsabili del fallimento di famiglie, di risparmi bruciati, di sentirsi responsabili della bancarotta di un pensionato, di un piccolo risparmiatore. Merio vuole spiegare che cosa c'è dietro questo lavoro. E lo fa per far «conoscere una parte di realtà bancaria che sfugge a tutti. C'è un grave problema irrisolto dietro lo sportello - racconta Merio - e che si traduce in un profondo malessere della categoria. Si chiama "pressione commerciale" cui sono sottoposti i dipendenti della stragrande maggioranza delle banche. Pressioni quotidiane formulate a voce (spesso alterata), attraverso telefono o una mail - spiega Merio - che spingono il dipendente a vendere prodotti non necessariamente richiesti dalla clientela, ma espressamente "caldeggiati" dalle direzioni e solo perché più remunerativi per la banca». Usa il termine «caldeggiati», ma sa benissimo che si tratta di vere e proprie «ritorsioni e minacce» che vanno dal trasferimento, alla revoca delle ferie, del part-time, allo stop della carriera. E così racconta due episodi, estremamente significativi. «Sì sono due casi che dimostrano l'integrità morale tutt'ora presente nella stragrande maggioranza degli impiegati bancari. Il primo: una dipendente, madre di tre figli, di un grosso gruppo bancario. Davanti ha una pensionata con una piccola somma da investire. È naturale pensare a titoli di stato a breve. E' in atto però, in quella banca, una campagna prodotto che riguarda una polizza index linked dalla durata pluriennale, che prevede un guadagno immediato per l'azienda, il cosiddetto up front, del 5% secco contro lo zero e pochi centesimi dei titoli di Stato. Ovvio che ci siano pressioni per collocare questo prodotto. Alla dipendente farebbe anche comodo proporre la polizza in quanto raggiungerebbe prima il budget che l'azienda le ha imposto. Ma professionalità e senso etico le impediscono di compiere questa operazione. La polizza - racconta Merio - non era adeguata alle necessità della cliente, era più logico un titolo di stato. E così ha fatto. Il risultato? Appena il tempo di concludere l'operazione - racconta Merio - e la collega è stata richiamata pesantemente dal direttore di filiale e poi dal capo area con la minaccia di essere trasferita se la prossima volta si fosse rifiutata di rispettare le politiche aziendali. Simile il secondo caso. Un dipendente, che non propone i prodotti che il proprio istituto ha interesse a collocare ma si attiene al profilo e alle esigenze del cliente optando, anche qui, per un titolo di Stato. Il richiamo del superiore è stato di questo tenore. «Ma i soldi a fine mese chi te li dà? La banca dove lavori o lo Stato? Pensa a vendere solo quello che ti diciamo e basta».
Questo il trattamento per chi lavora da tempo. Per i giovani assunti, quasi tutti con contratti a termine, dopo un breve tirocinio e con una formazione interna, il più delle volte approssimativa, vengono indirizzati al commerciale per la vendita di prodotti finanziari. «Con poca o nulla esperienza alle spalle - riprende Merio - e con un contratto che scadrà dopo qualche mese e che forse verrà rinnovato, non avranno altra scelta se non quella di assecondare il volere dei vertici. Se vorranno mantenere il posto di lavoro». Un clima di «ricatto e tensione costante», amplificato dalle nuove responsabilità individuali introdotte dalle regole europee della Mifid, a cui Merio contrappone una domanda: come intervenire? «Continuando a raccogliere prove e testimonianze dai vari territori - risponde - per trasmetterle poi ai vertici nazionali e aziendali delle organizzazioni sindacali e inchiodare le banche alle proprie responsabilità e farle desistere da una politica sconsiderata non più sostenibile né dal lavoratore né dai risparmiatori». È il tentativo di mettere uno stop. Di dire basta. E per questa svolta Merio fa appello a partire dai suoi colleghi bancari. «Da loro può venire una spinta per il cambiamento, certo richiede coraggio collettivo per smettere di vendere un prodotto e insieme anche la nostra etica, dove l'autonomia individuale è limitata se non addirittura negata e la dignità del lavoratore calpestata». Ora anche dalle banche è attesa una risposta.
Simone Casiraghi
costretto a vendere
anche i titoli a rischio»
Il racconto di un dipendente di banca dopo la bufera sui mercati
L'accusa: «Costretti a vendere certi prodotti solo per fare cassa»
como A guardarsi intorno sembra che ogni crac finanziario colpisca, un po' così, all'improvviso. Un terremoto, una bufera, una tempesta sui bilanci e sui portafogli delle famiglie e dei piccoli risparmiatori. Così è capitato per Cirio, Parmalat, per i bond Argentina, per le obbligazioni Giacomelli e via ricordando. Ora per i titoli Lehman. E sul banco degli imputati finiscono quasi sempre loro, i bancari, gli impiegati che da dietro lo sportello vengono accusati, dopo, di un diffuso analfabetismo finanziario e di una contagiosa malagestione del rapporto banca-cliente, di tenere nascoste le verità che governano i mercati finanziari, i rapporti con le banche, la scelta di un mutuo o di un fondo d'investimento. Spesso sotto accusa, forse troppo spesso, ora alzano la testa. Un'impennata di orgoglio perché si sentono a loro volta «vittime di un sistema che si sta sgretolando», che li sta «schiacciando sotto il peso di ordini e di ricatti dall'alto, sotto politiche commerciali aggressive, che utilizzano il personale in misura strumentale per raggiungere una maggior redditività estraniando il valore sociale del lavoro e della persona». Ma soprattutto che li sta dipingendo come non sono. «Credevamo che tutto fosse finito con l'Argentina, il latte e i pomodori pelati. Speravamo, che la lezione di allora potesse servire per ritrovare un codice etico smarrito e con essa la fiducia della gente nelle banche. Non è stato così. Abbiamo letto e ascoltato personaggi più o meno illustri. Purtroppo, tra queste voci ce ne sono state alcune stonate, che con un sarcasmo fuori luogo hanno chiamato sul banco degli imputati i dipendenti delle banche e non i banchieri o gli amministratori delegati che le governano». Il richiamo è diretto. A scendere in campo, questa volta è uno di loro. Un impiegato. È anche un rappresentante sindacale, e per questo «può parlare». È Dino Merio, impiegato da 30 anni, dipendente di una banca sul territorio, segretario provinciale della Fiba Cisl, uno dei sindacati di riferimento dell'intera categoria. Esce allo scoperto perché sta ricevendo ogni giorno la voce dei suoi colleghi da dietro lo sportello, stanchi di essere additati ogni giorno come i responsabili del fallimento di famiglie, di risparmi bruciati, di sentirsi responsabili della bancarotta di un pensionato, di un piccolo risparmiatore. Merio vuole spiegare che cosa c'è dietro questo lavoro. E lo fa per far «conoscere una parte di realtà bancaria che sfugge a tutti. C'è un grave problema irrisolto dietro lo sportello - racconta Merio - e che si traduce in un profondo malessere della categoria. Si chiama "pressione commerciale" cui sono sottoposti i dipendenti della stragrande maggioranza delle banche. Pressioni quotidiane formulate a voce (spesso alterata), attraverso telefono o una mail - spiega Merio - che spingono il dipendente a vendere prodotti non necessariamente richiesti dalla clientela, ma espressamente "caldeggiati" dalle direzioni e solo perché più remunerativi per la banca». Usa il termine «caldeggiati», ma sa benissimo che si tratta di vere e proprie «ritorsioni e minacce» che vanno dal trasferimento, alla revoca delle ferie, del part-time, allo stop della carriera. E così racconta due episodi, estremamente significativi. «Sì sono due casi che dimostrano l'integrità morale tutt'ora presente nella stragrande maggioranza degli impiegati bancari. Il primo: una dipendente, madre di tre figli, di un grosso gruppo bancario. Davanti ha una pensionata con una piccola somma da investire. È naturale pensare a titoli di stato a breve. E' in atto però, in quella banca, una campagna prodotto che riguarda una polizza index linked dalla durata pluriennale, che prevede un guadagno immediato per l'azienda, il cosiddetto up front, del 5% secco contro lo zero e pochi centesimi dei titoli di Stato. Ovvio che ci siano pressioni per collocare questo prodotto. Alla dipendente farebbe anche comodo proporre la polizza in quanto raggiungerebbe prima il budget che l'azienda le ha imposto. Ma professionalità e senso etico le impediscono di compiere questa operazione. La polizza - racconta Merio - non era adeguata alle necessità della cliente, era più logico un titolo di stato. E così ha fatto. Il risultato? Appena il tempo di concludere l'operazione - racconta Merio - e la collega è stata richiamata pesantemente dal direttore di filiale e poi dal capo area con la minaccia di essere trasferita se la prossima volta si fosse rifiutata di rispettare le politiche aziendali. Simile il secondo caso. Un dipendente, che non propone i prodotti che il proprio istituto ha interesse a collocare ma si attiene al profilo e alle esigenze del cliente optando, anche qui, per un titolo di Stato. Il richiamo del superiore è stato di questo tenore. «Ma i soldi a fine mese chi te li dà? La banca dove lavori o lo Stato? Pensa a vendere solo quello che ti diciamo e basta».
Questo il trattamento per chi lavora da tempo. Per i giovani assunti, quasi tutti con contratti a termine, dopo un breve tirocinio e con una formazione interna, il più delle volte approssimativa, vengono indirizzati al commerciale per la vendita di prodotti finanziari. «Con poca o nulla esperienza alle spalle - riprende Merio - e con un contratto che scadrà dopo qualche mese e che forse verrà rinnovato, non avranno altra scelta se non quella di assecondare il volere dei vertici. Se vorranno mantenere il posto di lavoro». Un clima di «ricatto e tensione costante», amplificato dalle nuove responsabilità individuali introdotte dalle regole europee della Mifid, a cui Merio contrappone una domanda: come intervenire? «Continuando a raccogliere prove e testimonianze dai vari territori - risponde - per trasmetterle poi ai vertici nazionali e aziendali delle organizzazioni sindacali e inchiodare le banche alle proprie responsabilità e farle desistere da una politica sconsiderata non più sostenibile né dal lavoratore né dai risparmiatori». È il tentativo di mettere uno stop. Di dire basta. E per questa svolta Merio fa appello a partire dai suoi colleghi bancari. «Da loro può venire una spinta per il cambiamento, certo richiede coraggio collettivo per smettere di vendere un prodotto e insieme anche la nostra etica, dove l'autonomia individuale è limitata se non addirittura negata e la dignità del lavoratore calpestata». Ora anche dalle banche è attesa una risposta.
Simone Casiraghi
sabato 1 novembre 2008
Iscriviti a:
Post (Atom)